La chiusura di un anno è come la chiusura di un cerchio, la fine di un percorso che dà il via a un nuovo inizio. La tradizione vuole che l’ultimo dell’anno si butti via tutto ciò che non serve più per fare spazio alle novità, decidere cosa conservare del passato e cosa portare con noi nel futuro, ma perché limitare questa selezione solo agli oggetti?

Con il 2018, per me, comincia davvero la nuova vita, la concretizzazione dell’obiettivo che è stato il motore dei miei cambiamenti negli ultimi anni, per cui ho fatto fatica e corso rischi e che finalmente ora posso dire con orgoglio che è diventato la mia professione. Ho cominciato quindi l’anno sedendomi un attimo per godermi, innanzitutto, la mia soddisfazione e poi per riflettere su cosa lasciarmi alle spalle, cosa tenere con me e cosa migliorare. (altro…)

Quando mi hanno parlato per la prima volta della Gestalt, ancora non sapevo che avrei fatto il counselor, tantomeno cosa potesse significare per me fare il counselor. Quello però che ho percepito fin da subito analizzando i principi su cui si basa, è che la Gestalt era la filosofia che meglio si adattava al percorso personale e professionale che sentivo di voler intraprendere.

Preferisco definirla filosofia perché per me la Gestalt non è solo una teoria psicologica, ma una lente attraverso cui è possibile ottenere una visione d’insieme, un modo per approcciarsi al mondo e integrarsi in esso. (altro…)

Spesso, quando ci si ritrova a prendere una decisione importante, si tende a distinguere tra ciò che suggerisce il cuore e ciò che invece detta la ragione. La psicologia sperimentale del nostro secolo, però, sostiene che in realtà la divisione non sia così netta: alcuni psicologi, tra cui James prima e Damasio poi, hanno riconosciuto che i processi di ragionamento non siano guidati solo da una logica basata sulla valutazione di costi e benefici, ma che coinvolgano tutto l’organismo.

Innanzitutto, è bene sottolineare che gli psicologi ormai concordano sul principio secondo cui il decision making si basa più su motivazione edoniche che razionali: ne possono essere un esempio i comportamenti sessuali rischiosi, che concretizzano il desiderio di una scelta immediata più che un’analisi dei rischi a lungo termine. A questo proposito Damasio, riferendosi alle emozioni che scaturiscono dalle motivazioni, attua una classificazione delle emozioni in primarie e secondarie: le primarie, dipendenti dal sistema limbico, costituiscono i meccanismi di base della gamma dei comportamenti emotivi, mentre le secondarie, che si presentano dopo aver cominciato a provare sentimenti, nascono dalle connessioni tra categorie di oggetti e situazioni con le emozioni primarie.

Tra i sentimenti generati dalle emozioni secondarie, esistono i “marcatori somatici”: stimolati dalla possibilità dell’esito di una data azione, svolgono la funzione di un campanello di allarme che avvisa di eventuali pericoli. In questo modo possono far escludere una scelta restringendo il numero delle alternative possibili: sono quindi un elemento fondamentale per rendere efficace il processo di decision making, mettendo in luce gli aspetti positivi e negativi di ogni possibilità vagliata e facendo leva sulle emozioni suscitate da previsti esiti futuri di dati scenari.

Il marcatore somatico unisce quindi i fattori razionali dell’esperienza e della logica con il lato emotivo della persona, dimostrando quanto questa interazione sia alla base dei processi di decision making.